Elena Laleva
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Racconti


Perché raccontare e raccontarsi ...???

   

...perché abbiamo bisogno di comunicare, di conoscere e di conoscerci.

E' sempre più difficile trovare il tempo per conoscersi o per farsi conoscere...  io sono convinto che ognuno di noi racchiude in sé un tesoro inestimabile ed introvabile altrove... Siamo bombardati dai modelli televisivi e ci sentiamo poveri ed inutili se non riusciamo a conformarci: sareste fieri di portare un vestito che non è di "Marca"? ...non cercate forse di parlare usando i termini e i modi di dire che usano le persone del gruppo (lavoro,scuola etc.)a cui appartenete? Che occhiali da sole indossate? …e al parrucchiere che taglio chiedete che vi faccia?

 
Come è brutto sentirsi diversi, ci viene come l’orticaria… quel senso di disagio che vorremmo diventare invisibili, o che spesso ci porta a scappare via da quelle situazioni in cui non riusciamo a conformarci o almeno ad adattarci.

 
E allora riscopriamo la bellezza di essere differenti, di essere quel che siamo, senza nasconderci e senza metterci in mostra, ma avendo la tranquillità di apparire in modo Originale perché Veri e non perché  “Firmati” o griffati…  e che importa se gli altri ci guardano male perché le nostre scarpe si chiamano Pippo e non Hogan !

 

Il segreto è piacersi e non piacere agli altri… Ognuno di noi ha tanto da esprimere e da comunicare: la sua DIVERSITA’. Questo è quello che veramente ci rende originali e non le “Griffe Originali”… il mondo ci vuole appiattire perché se non compriamo tutti le stesse cose, le multinazionali non fanno affari, ma noi non siamo topolini da cavia… giusto?


Sono convinto che se trovi solo 5 minuti per comunicare a tutti la “Tua Originalità” avrai arricchito quanti potranno leggere, senza però impoverirti, ed anzi paradossalmente arricchendo anche te stesso: già perché è proprio nel comunicare agli altri come siamo fatti noi stessi che spesso ci scopriamo e ci conosciamo meglio… cose che ci sembrano banali e no lo sono, cose che facciamo in automatico e non ci accorgiamo, cose di tutti i giorni che nessuno sa apprezzare, ma che valgono tantissimo… sono la tua vita!

E allora inserisci nel modulo in fondo alla pagina il/i Tuo/Tuoi Racconto/i e grazie per averci arricchito…

...i racconti saranno pubblicati senza censura o quasi





    Dentro me
Non sapevo quale fosse il momento giusto. Eppure dovevo farlo. Saltare quel muro. Quel muro che mi separava dalla vita. Entrare dentro me. Non c’era altra soluzione. Un involucro pesante aveva cinto la mia anima come una fortezza. Ma adesso qualcosa era cambiato. La fortezza era divenuta una capanna porosa che faceva acqua da tutte le parti.
Cosa può accadere a una donna, a quarant’anni della sua vita, di così terribile da costringerla a fuggire da se stessa? Ed era questo che stavo facendo.
Frugai nel cassettone ai piedi del letto, e tirai fuori l’album del mio matrimonio. Non avevo mai amato Marco. Eppure lo avevo sposato. Costretta da… Da che? Perché avevo sposato un uomo che non amavo? Continuai a fissare la foto in cui lui mi cingeva la vita baciandomi a fior di labbra, ed io ero impassibile. Chiunque avrebbe potuto intuirlo. Neppure un brivido d’emozione aveva sfiorato quel giorno la mia pelle. Perché lo avevo sposato? Perché?Chiusi in fretta l’album, sbattendolo quasi nel vecchio cassettone, per poi sedermici sopra. Sentii che, inconsciamente, stavo giurando a me stessa che non lo avrei mai più fatto. Un pezzo della mia vita era finito là dentro e nessuno avrebbe potuto ridarmelo. Dentro un cassettone di fronte a un letto matrimoniale mai completamente sfatto.
Decisi di fare due passi. Fuori, l’aria era dolce come seta. Aria di primavera. Rallentai il passo, soffermandomi a guardare le vetrine dei negozi. Era già sera, e i palazzi eleganti del centro, illuminati, creavano un’atmosfera d’antiche favole. Una magia nasceva dai lampioni rossi sul corso e si versava nelle strade. Eppure non amavo il centro. Il centro era il luogo domenicale. Il luogo del passeggio sottobraccio coi vestiti nuovi. Il luogo della finzione. Ed io non volevo più fingere.
Ero una professionista brillante. La donna che avevo desiderato di essere. Nonostante tutto. Il dolore.
E con questa convinzione, che si può essere aquile nonostante tutto il male che ti attraversa quando non hai mani per costruire paracaduti o ombrelli, avevo vinto. Pensavo che questo bastasse. Ma non era così. Perché avevo sposato un uomo che non amavo? Pensavo che, col tempo, sarebbe accaduto. Che sarei riuscita ad amarlo. O, forse, lo avevo sposato per punire me stessa. Punirmi per aver creduto un giorno alla felicità. Quella che ti fa scoppiare il cuore. Non volevo essere felice. La felicità se n’era andata con due occhi verdi ed io mi ero vendicata. Di averci creduto. Ancora come una volta. Come quando ero bambina e aspettavo un padre che non veniva mai. Mi ero vendicata di me stessa. Per questo avevo sposato Marco.
Mi ero seduta sul gradino di una vecchia casa diroccata nel centro storico. Stavo piangendo. Non avevo mai amato mio marito perché avevo rinunciato alla felicità. Ecco la verità. Due occhi verdi se n’erano andati, ma due braccia salde avevano cinto
la mia vita. Senza mai lasciarla. Ero io ad essere nemica di me stessa.
In quel momento che le lacrime purificavano il mio cuore, tutto il mio essere mi si rivelava, trasparente. Non c’erano mai stati eccessi di passione con Marco, ma lui mi aveva amata ugualmente. E ora che la pellicola della memoria come un meraviglioso nastro ripercorreva i nostri momenti, io capivo. Nel momento in cui avevo smesso di essere nemica di me stessa, vedevo l’uomo che avevo sposato. E con esso l’amore. Quell’amore che non avevo mai osato riconoscere. Era lì. Le sue mani erano lì. La sua sapiente timidezza era lì. La sua nobiltà discreta era lì. Quanto mi aveva amata? Quanto mi amava?
Non capii subito cos’era accaduto. Scoprii dopo che avevo pianto troppo e, stremata, mi ero addormentata. Al mio risveglio, però, lui c’era. Non mi aveva lasciata come occhi verdi. “Amore, spero che mi perdonerai”, fu tutto ciò che riuscii a dire. E ora che ero entrata dentro me, finalmente era chiaro perché lo avevo
finalmente era chiaro perché lo avevo sposato. E, dal suo sguardo capii anche che lui lo aveva sempre saputo.
Annalisa Scialpi

    E' ardua la lotta contro i mulini a vento...
sognare e sperare contro ogni speranza rende ogni fiato della mia vita degno d'esser vissuto...
scusatemi se spesso vi annoio con le mie vane lotte, ma apparentemente invano l'amore perse la vita per poi risorgere a vita nuova, dal ché nulla più appare vano se vissuto con amore...
Aldo Chiappetta (in risposta a F.Zaccaria)





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